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Il Web Magazine dell'Ospedale Pediatrico
Bambino Gesù di Palidoro e S. Marinella
guarda il video Don Felice Riva intervistato sullo sfondo di uno dei numerosi disegni che addolciscono l'ambiente ospedaliero del Bambino Gesù
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nel video: Don Felice Riva intervistato sullo sfondo di uno dei numerosi disegni che addolciscono l'ambiente ospedaliero del Bambino Gesù
Storie

Un ospedale a conduzione familiare "che ci tiene tutti uniti!"

26 GIU 2014 - Abbiamo incontrato Don Felice Riva, Cappellano del Bambino Gesù di Palidoro, che ci offre la sua personale esperienza dell'Ospedale Pediatrico

Don Felice Riva è cappellano al Bambino Gesù di Palidoro dal 1° marzo di quest’anno. Relativamente da poco tempo, quindi, ma gli è bastato per farsi un’idea di quanto amore e dedizione ci sia dietro il lavoro quotidiano del  personale ospedaliero e dei volontari. Noi, però, gli chiediamo come sia il lavoro di un Cappellano ospedaliero…

«Se esiste una formula per riassumere questo lavoro  - ci spiega Don Felice – direi che si tratta fondamentalmente di “silenzio, riflessione e preghiera”, necessari per capire fino in fondo il dolore di chi vive la malattia sulla propria pelle».

Come vede quindi Don Felice il proprio ruolo all’interno di questo ospedale?

«Come avevo detto il giorno del mio ingresso a Palidoro, fare il Cappellano in un ospedale significa essere come il Cireneo al quale Gesù chiese di aiutarlo a portare il peso della Croce. Così il mio compito è aiutare queste famiglie colpite duramente dalla malattia a sostenere il loro dolore. Ma non sono solo qui a Palidoro. Ci sono infatti molti altri cinerei – personale e volontari – che ogni giorno aiutano questi bambini e sostengono queste famiglie prostrate dal dolore».

Lei porta spesso un camice bianco da medico, come mai?

 «È una tradizione del Bambino Gesù, che apprezzo molto. Qui, ogni ruolo è importante per la cura dei pazienti, ai quali non viene offerta solo assistenza clinica, ma anche accoglienza, calore umano, supporto psicologico e, naturalmente, supporto spirituale. Sono i medici stessi a volermi coinvolgere, soprattutto in quei casi in cui si debba comunicare a un genitore una diagnosi infausta per il proprio figlio, che è la notizia peggior che si possa immaginare».

Cosa rende speciale questo ospedale secondo lei?

«Direi, se mi passate il termine, che si tratta di un ospedale “a conduzione familiare”. Una conduzione che ci rende tutti uniti e che fa di ogni ruolo una “vocazione”. E non parlo solo del personale sanitario ma anche, per esempio, degli addetti alla mensa o alle pulizie. Ogni ruolo è importante e può contribuire, se svolto con amore, ad alleviare almeno un po’ il dolore di queste famiglie».

Quanto è importante la celebrazione della S.Messa in ospedale?

 «Moltissimo, ed è un’altra prova di quella conduzione familiare cui ho accennato. Durante l’Eucarestia, infatti, la domenica come nei giorni feriali, vedo moltissimi medici, sia in camice bianco sia in camice verde, ed è lì, in quei momenti, che nasce la sinergia e la capacità di aiuto di questo ospedale».

Parole chiave: Accoglienza, amore, dolore, Don Felice Riva, Famiglia, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Palidoro