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Bambino Gesù di Palidoro e S. Marinella
La cadute rappresentano il più comune degli incidenti domestici tra i bambini
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nella foto: La cadute rappresentano il più comune degli incidenti domestici tra i bambini
Assistenza e Cura

Cadute, oltre il 50% degli incidenti domestici

7 GEN 2015 - Mamme e papà, servono mille occhi. Sempre, in tutte le case, anche in quelle a misura di bambino

Al ritorno dalle feste si fa la conta degli incidenti domestici, dei ricoveri in pronto soccorso pediatrico. Ma quali sono le cause dei principali traumi subìti dai nostri figli? Ce lo spiega il Dott. Guido La Rosa, Resp. dell’Unità di Ortopedia del Bambino Gesù di Palidoro e S. Marinella.

«La cadute rappresentano il più comune degli incidenti domestici, soprattutto tra i bambini, spiega. I motivi fondamentali di questi incidenti sono la scarsa percezione del pericolo da parte dei bambino, il suo scarso coordinamento/equilibrio, la sua innata curiosità».

Tra le cause degli incidenti riconducibili al periodo delle festività natalizie, primo fra tutti il trasferimento in altra abitazione, come la casa dei nonni e di amici. Una casa nuova è fonte di grande curiosità da parte del piccolo, che sente il bisogno di esplorare, conoscere un ambiente sconosciuto, senza però avere la confidenza con gli spazi e la percezione precisa dei pericoli, come invece avviene in un ambiente a lui più familiare.

«Le statistiche – continua La Rosa – ci dicono che oltre al periodo delle festività, la maggior parte degli incidenti domestici avviene nei fine settimana, soprattutto nel tardo pomeriggio e nella prima parte della serata. E aumentano in estate più che in inverno.

I motivi sono facilmente intuibili: il bambino resta più a lungo a casa mentre il genitore, preso dalle varie incombenze domestiche, abbassa il livello di attenzione.

Per quanto riguarda l’età, i traumi da caduta incidono maggiormente a partire da quando il bambino si alza in piedi e comincia a poter raggiungere oggetti che prima poteva solo guardare. Le statistiche dicono che dai 4 anni in su aumentano molto i rischi di traumi, ma l’esperienza di qualsiasi genitore ci può confermare che sin dai primi “gattonamenti” l’attenzione deve essere massima».

Ma come distinguere una lieve contusione da un trauma che necessita di un consulto medico più approfondito?

«Premesso che il bambino ha degli strumenti di comunicazione che ogni mamma, anche senza saperlo, conosce alla perfezione, ci sono dei particolari ai quali fare caso, dopo che il pianto inziale del bimbo si è placato.

Se, dopo circa un’ora dalla caduta, il bambino vomita o appare sonnolento, perdendo interesse per il gioco e facendo capire di voler andare a letto al di fuori dell’orario consueto, allora si può pensare a qualcosa di anomalo. A quel punto si può cercare di distrarlo e toccargli la zona contusa senza che lui lo veda. Se c’è una reazione di dolore, allora è sicuramente il caso di approfondire».

«Per fortuna – conclude La Rosa – i bambini hanno un’innata capacità di rimuovere il ricordo del dolore e, tornati a casa, possono riprendere serenamente la loro vita quotidiana insieme alla loro famiglia. Ciò è particolarmente importante nei casi di interventi invasivi e di ricoveri lunghi, come spesso accade qui al Bambino Gesù».

Parole chiave: dolore, Famiglia, Guido La Rosa, Ortopedia, Pronto Soccorso Pediatrico, trauma cranico
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