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Bambino Gesù di Palidoro e S. Marinella
Curare il piede torto congenito al Bambino Gesù di Palidoro
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nella foto: Curare il piede torto congenito al Bambino Gesù di Palidoro
Assistenza e Cura

Piede torto, una malformazione da cui si può guarire

18 FEB 2015 - La patologia colpisce 2-3 bambini su 1000 e impedisce il normale uso del piede ma può essere curata intervenendo in tempi rapidi dalla diagnosi

Curare una delle deformità scheletriche congenite più frequenti, quella del piede torto: un obiettivo possibile, se trattato per tempo. E una delle specialità del Dipartimento Chirurgico di Ortopedia dell’Ospedale Bambino Gesù di Palidoro.

La patologia, per lo più a carattere ereditario, è una malformazione che impedisce il normale appoggio a terra dell’arto, a causa della grave deformazione. Il piede torto congenito colpisce 2-3 bambini ogni 1.000 e fa registrare il doppio dei casi all’interno del genere maschile. La presenza bilaterale della lesione viene segnalata nel 50% dei casi. Non rara è anche l’associazione con altre malformazioni congenite, quali quelle dell’anca, che vanno sempre ricercate ed escluse.

La causa della deformità non è stata ancora del tutto chiarita e sembra che l’ipotesi di una cattiva posizione del feto durante la gravidanza e della scarsità di liquido amniotico sia da doversi accantonare. «Sembra invece affermarsi sempre di più – aggiunge il dott. Guido La Rosa – l’ipotesi di una genesi di origine neurologica. Tramite un’ecografia prenatale è possibile rilevare molto presto la malformazione fin dalla diciassettesima settimana».

Una volta riscontrata la patologia è importante iniziare al più presto il trattamento. «L’obiettivo finale della cura - spiega il dott. La Rosa - è quello di ottenere un piede plantigrado, cioè con un appoggio completo della pianta del piede a terra. Alla nascita del neonato, entro il primo mese di vita, è necessario applicare una serie di gessi correttivi composti da bende di materiale sintetico a rigidità controllata che andranno sostituiti ogni 7-8 giorni per la normale crescita del piede. Tali gessi sono generalmente ben tollerati dai neonati, anche se creano grande apprensione nelle mamme e nei familiari».

Quando il bambino avrà raggiunto i quattro mesi, sarà possibile verificare i risultati ottenuti tramite esame clinico e radiografico. Nella maggior parte dei casi sarà però necessario intervenire chirurgicamente per correggere la problematica. «L’intervento - aggiunge La Rosa - è lieve e di breve durata e consiste nell’allentamento del tendine di Achille retratto e necessita comunque di una breve narcosi».

Seguirà poi un nuovo ciclo di trattamento per l’applicazione di gessi correttivi della durata di circa 60 giorni e, a conclusione della cura, l’utilizzo di un tutore notturno da indossare sino ai 4-5 anni di vita , per evitare il rischio di recidiva, che è sempre insito nella malattia.

«Fondamentale - conclude il Responsabile dell’Unità di Ortopedia di Palidoro - l’apporto dei genitori, che dovranno porre estrema attenzione al corretto sviluppo del piede del bambino almeno fino al compimento del sesto anno di età».

Parole chiave: Guido La Rosa, neonato, Ortopedia