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Bambino Gesù di Palidoro e S. Marinella
Tra le mille paure che assalgono i genitori in estate c'è quella del deposito di acqua nelle orecchie dei propri figli.
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nella foto: Tra le mille paure che assalgono i genitori in estate c'è quella del deposito di acqua nelle orecchie dei propri figli.
Assistenza e Cura

Acqua nelle orecchie: attenzione alle possibili infezioni

25 GIU 2015 - Tuffi e capriole al mare o in piscina rappresentano un sano divertimento che non dovrebbe destare troppa preoccupazione nei genitori. È bene però osservare qualche piccola accortezza

D’estate, si sa, l’attrattiva maggiore per i bambini deriva dalla possibilità di immergersi in acqua e giocare con le onde e gli spruzzi. Tra le mille paure che assalgono i genitori in questo periodo c’è quella dei danni all’udito causati dal deposito di acqua all’interno delle orecchie dei propri figli.

«Per un orecchio e un timpano perfettamente sano  – rassicura Filippo Maria Tucci, otorinolaringoiatra del Bambino Gesù della sede di Palidoro -  l’acqua del mare o della piscina non costituisce un reale pericolo. Diverso è naturalmente il caso in cui sussista una patologia preesistente o se il piccolo abbia subito un intervento chirurgico o una lesione al timpano. In questo caso è assolutamente necessario impedire all’acqua di entrare nell’orecchio, applicando opportune protezioni o astenendosi dal fare il bagno. La decisione, come sempre, va presa in accordo con il medico curante».

Rischio infezione: l’otite esterna

Pur rimanendo valide le premesse fatte sull’orecchio sano, può capitare che l’acqua in cui si fa il bagno (al mare, al lago o anche in una piscina molto affollata) sia contaminata da germi che possono causare infezioni del condotto uditivo o della membrana del timpano.

In questo caso si può essere colpiti da un’otite esterna, caratterizzata da un’iniziale irritazione della cute intorno al condotto, accompagnata da forte prurito e dal possibile sopraggiungere di dolore intenso e abbassamento dell’udito. In presenza di  questi sintomi è necessario rivolgersi immediatamente al pediatra e/o allo specialista otorinolaringoiatra.

«Il modo migliore per prevenire il rischio di infezioni – continua Tucci - è quello di lavare bene le orecchie con l’acqua dolce della doccia, liberando il condotto uditivo da salsedine, cloro, shampoo e da qualsiasi elemento che possa irritare la pelle. È proprio il danneggiamento della cute, infatti, ad aprire la strada all’attacco dei germi».

L’acqua dolce residua può essere fatta uscire facilmente piegando la testa di lato, grazie alla semplice forza di gravità. Per sicurezza si può far asciugare il padiglione auricolare al sole o utilizzando un asciugacapelli.  In nessun caso utilizzare un cotton fioc o altro mezzo meccanico, perché lo sfregamento può danneggiare la pelle delicata del condotto uditivo.

Sbalzi di pressione: nessun pericolo per un semplice tuffo

«Anche un forte sbalzo di pressione può danneggiare il timpano, con  gravi conseguenze sull’udito – spiega Tucci -. Questo però non può accadere in seguito a un semplice tuffo o all’immersione al di sotto del pelo dell’acqua, come fanno bambini e adolescenti al mare e in piscina. Si tratta in genere di minimi aumenti di pressione, che non danneggiano in alcun modo la membrana del timpano».

Discorso diverso invece si ha ad almeno 2-3 metri di profondità come nel caso dei corsi sub organizzati d’estate per i bambini più grandi. In questo caso è necessario che sia sempre presente un istruttore professionale per impartire le corrette norme di compensazione ed evitare, durante la discesa o la risalita, pericolosi sbalzi di pressione.

Parole chiave: acqua nelle orecchie, estate, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Otorinolaringoiatria, timpano, udito