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Bambino Gesù di Palidoro e S. Marinella
Imbattersi in questi piccoli "mostri marini" rappresenta un'esperienza dolorosa  che è bene saper affrontare mettendo in pratica qualche utile consiglio.
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nella foto: Imbattersi in questi piccoli "mostri marini" rappresenta un'esperienza dolorosa che è bene saper affrontare mettendo in pratica qualche utile consiglio.
Assistenza e Cura

Tracine e meduse: le insidie del mare

20 LUG 2015 - Cosa fare d'estate nel caso in cui nostro figlio entri in contatto con una delle tante creature del mare capaci di pungere o urticare la pelle. Ecco i consigli degli esperti del Bambino Gesù

Oltre ai rischi legati alla congestione e all’annegamento, un’ulteriore fonte di pericolo per i bambini che d’estate cercano refrigerio al mare, può essere rappresentata da tracine e meduse, creature dotate di aculei velenosi e sostanze urticanti. Imbattersi in questi piccoli “mostri marini” rappresenta un’esperienza dolorosa che è bene saper affrontare mettendo in pratica qualche utile consiglio.

LA TRACINA

È forse il caso più tipico di “incontro ravvicinato” che possa capitare in riva al mare. Questo piccolo pesce (detto anche “pesce ragno”) tende a nascondersi sotto la sabbia del fondale ed è dotato di spine intrise di veleno poste sul dorso. È estremamente facile per il bambino appoggiarci una mano o pestarlo a piede nudo mentre gioca o passeggia sul bagnasciuga.

Penetrando nella cute, gli aculei della tracina rilasciano una tossina che provoca un dolore improvviso e molto intenso. La zona colpita si arrossa e si gonfia e il dolore può durare anche diverse ore, fino a provocare in casi estremi, nausea, vomito e febbre.

La prima cosa da fare, in caso di puntura, è lavare la parte interessata con acqua dolce ed estrarre eventualmente i frammenti di spina rimasti conficcati. Dopodiché, dato che il veleno della tracina è “termolabile”, ovvero neutralizzabile con il calore, è molto utile coprire la parte lesa con sabbia riscaldata dal sole (o, dove possibile, immergerla in acqua molto calda).

Evitare in maniera rigorosa l’uso di ghiaccio e ammoniaca che potrebbe creare ulteriori complicazioni.

LA MEDUSA

Un altro pericolo ricorrente per i bagnanti è costituito dalle meduse che, a causa dell’inquinamento e del forte caldo, si trovano sempre più a “galleggiare” vicino alle nostre spiagge. La maggior parte sono costituite da un corpo gelatinoso e trasparente, con lunghi tentacoli che rilasciano una sostanza fortemente urticante. Non serve che il corpo della medusa entri in contatto diretto con la nostra pelle in quanto la sostanza rilasciata è capace di rimanere in sospensione nell’acqua che la circonda. Quando se ne avvista una è quindi meglio allontanarsi e segnalarla subito.

La prima cosa da fare se il nostro bambino viene in contatto con questa creatura marina, è  cercare di tranquillizzarlo, specie se l’incontro è avvenuto al largo ed è necessario riconquistare la riva. Bisogna poi verificare che non siano rimasti frammenti di medusa attaccati alle pelle e, nel caso, rimuoverli delicatamente. In mancanza di altro medicamento, l’acqua stessa del mare sarà utile per diluire la sostanza urticante e dare sollievo.

Il rimedio assolutamente più efficace è, però, un gel astringente al cloruro di alluminio capace di calmare il dolore e bloccare la diffusione delle tossine. Da evitare, rimedi “fai da te” come alcool, ammonica, aceto, succo di limone o simili. Bisogna ricordarsi inoltre che la pelle con “ustione” da medusa è fotosensibile e che l’esposizione ai raggi solari potrebbe produrre delle macchie scure permanenti. È perciò fondamentale tenerla al riparo dal sole per circa due settimane, tempo necessario all’esaurimento dello stato infiammatorio.

Talvolta, oltre alla reazione cutanea, possono sopraggiungere altri sintomi, come difficoltà a respirare, pallore, disorientamento e forte sudorazione. In questi casi è bene rivolgersi alla Guardia medica o al più vicino Pronto Soccorso.

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Parole chiave: creature del mare, meduse, Ospedale Bambino Gesù, tracine