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Bambino Gesù di Palidoro e S. Marinella
La Scuola in Ospedale permette non solo di seguire le lezioni, ma anche di sostenere scrutini ed esami secondo le necessità del singolo studente.
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nella foto: La Scuola in Ospedale permette non solo di seguire le lezioni, ma anche di sostenere scrutini ed esami secondo le necessità del singolo studente.
Assistenza e Cura

La Scuola in ospedale, un ponte per ritornare alla vita

16 SET 2015 - Un corpo docente per guidare l'istruzione dei bambini durante il ricovero. Dal 1975 il Bambino Gesù mette a disposizione dei piccoli pazienti insegnanti qualificati che li aiutano a proseguire il loro percorso scolastico

Lontano da casa, dai propri ambienti, dagli amici. Lontano dalla scuola e dai compagni di classe. Il ricovero in ospedale è un evento traumatico per un bambino, un distacco doloroso, difficile da sopportare, se non sostenuto da un’accoglienza che guardi agli aspetti clinici, ma anche a quelli psicologici.

Ancora più difficile se all’allontanamento forzato si accompagna anche un’interruzione del percorso didattico. Non si tratta solo di rimanere indietro con il programma di studio, ma anche di interrompere un percorso di sviluppo psicologico e sociale importante per il bambino.

Proprio per l’attenzione che riserva a questi aspetti, da molti anni il Bambino Gesù mette a disposizione dei suoi piccoli pazienti, soprattutto di quelli lungodegenti, un servizio di Scuola in Ospedale.

 

COME È STRUTTURATO IL SERVIZIO

Il servizio si avvale del lavoro di 48 insegnanti di quattro istituiti scolastici convenzionati con il Bambino Gesù: l’Istituto Comprensivo Virgilio (per la Scuola Primaria e Secondaria di 1° grado della sede di Roma), il Liceo Classico Virgilio (per la Scuola Secondaria di 2° grado di Roma), l’Istituto Comprensivo Fregene Passoscuro (per le Scuole Primarie di Palidoro e di S. Marinella) e l’Istituto Comprensivo Pietro Maffi (per la Scuola Secondaria di 1° grado di Palidoro).

Prima di cominciare le lezioni, i docenti ospedalieri si mettono in contatto con la scuola di appartenenza del paziente per concordare il programma didattico da seguire. L’obiettivo è quello di facilitare il più possibile, alla fine del percorso ospedaliero, il reinserimento del bambino o del ragazzo nella propria classe di provenienza.  Inoltre, per quei pazienti le cui condizioni cliniche non consentono di tornare a frequentare la scuola dopo la dimissione, il Bambino Gesù ha sviluppato, in collaborazione con il MIUR, un Progetto di Istruzione domiciliare.

 

LA SCUOLA IN OSPEDALE COME PONTE VERSO LA NORMALITÀ

La Scuola in Ospedale fa del Bambino Gesù un istituto scolastico a tutti gli effetti, poiché permette ai suoi “studenti” ricoverati non solo di seguire le lezioni, ma anche di sostenere scrutini ed esami. A questo scopo l’Ospedale ha messo a disposizione strumenti informatici per la teledidattica, per permettere l’accesso alle prove d’esame (anche di maturità) persino a quei pazienti che devono rimanere in completo isolamento.

“La Scuola in ospedale - come sottolinea Alberto Antinori, Coordinatore della Scuola Primaria e Secondaria del Bambino Gesù di Roma - è quindi un “ponte” che impedisce al bambino di perdere il contatto con quella realtà dalla quale la malattia rischia di allontanarlo. Per noi insegnanti la soddisfazione più grande è vedere bambini e ragazzi che abbiamo seguito in ospedale diventare adulti e conseguire importanti successi nella vita. Ci sentiamo di aver contribuito ad alleggerire il momento della malattia, e di aver impedito alla malattia stessa di rappresentare un ostacolo alla loro crescita e formazione”.

 

UN APPROCCIO DIDATTICO PERSONALIZZATO

Il modello didattico della Scuola in ospedale prevede un approccio estremamente personalizzato alle esigenze di ogni singolo paziente. Perciò non vengono organizzate delle vere e proprie classi, come accade all’esterno, ma molto spesso gli insegnanti seguono il percorso didattico del bambino ricoverato direttamente nella sua stanza, con un rapporto di uno a uno. Gli stessi orari delle lezioni sono flessibili, pianificati sui ritmi dettati dalle esigenze di cura, inseriti tra esami clinici, visite mediche e sessioni di fisioterapia.

“Gli approcci didattici che utilizziamo sono molteplici – continua Antinori. La cosa che conta è saper creare un rapporto di fiducia e collaborazione con il piccolo paziente. L’attenzione per questo aspetto fa di noi buoni insegnanti. I bambini e i ragazzi vogliono imparare, vogliono tornare alla loro normalità, ma se non incontrano un interlocutore che sappia guidarli, la malattia e la lunga degenza possono spingerli a chiudersi in se stessi”. 

 

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