Menu
Il Web Magazine dell'Ospedale Pediatrico
Bambino Gesù di Palidoro e S. Marinella
Il dott. Andrea Campana
Condividi Condividi
nella foto: Il dott. Andrea Campana
Assistenza e Cura

Cura del disabile, una priorità per il Bambino Gesù

18 OTT 2013 - Approccio multispecialistico e assistenza integrata sul territorio. Ambizioni e progetti della struttura di Palidoro per la cura del paziente disabile

La cura del paziente disabile è da sempre una delle priorità che l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha come vocazione. Abbiamo chiesto al dott. Andrea Campana, la cui Pediatria Multispecialistica è in prima linea in tale settore, progetti e strumenti messi in campo dall’Ospedale di Palidoro.

«Attualmente costituisce lo forzo maggiore del nostro Ospedale garantire il miglior servizio possibile ai pazienti più deboli e delicati, ovvero bambini con disabilità o affetti da malattie croniche complesse, venendo incontro alle esigenze dettate da un radicale mutamento della società. È nato così un vero e proprio progetto per il bambino con disabilità che coinvolge, oltre ai medici specialisti della nostra struttura, i medici di riferimento sul territorio, le ASL di appartenenza e le diverse associazioni, nell’intento di creare un modello assistenziale unico e nuovo».

Quali sono le problematiche attuali?

«Dal punto di vista dell’assistenza ospedaliera, per la maggior parte i pazienti disabili devono essere presi in carico delle strutture di terzo livello, come la nostra, dotate di tutte le specialità necessarie. Per quanto riguarda invece i servizi sul territorio, non ci sono attualmente strumenti e risorse sufficienti per questi bambini e le loro famiglie. Basti pensare al fatto che alcuni nostri pazienti, affetti da tetraparesi spastica, sarebbero in grado di essere dimessi ma devono restare in ospedale perché a casa non ci sono ancora i presidi necessari (ventilatori meccanici, letti attrezzati, e quant’altro)».

E come si dovrebbe intervenire?

«Quello che stiamo cercando di fare è sviluppare una rete integrata territorio-ospedale che possa essere davvero di sostegno alle famiglie. In questo senso la prima mossa, da parte della nostra Amministrazione,  è stata quella di mettere in contatto noi specialisti ospedalieri con chi è addentro alle problematiche quotidiane di queste famiglie, nella fattispecie il mondo delle associazioni».

Qual è il ruolo della Pediatria Multispecialistica in questo progetto?

A fronte di tutte le specialità messe in campo per la cura del bambino disabile, la pediatria rappresenta la prima accoglienza, svolgendo anche un ruolo di coordinamento con le altre unità operative. È mia intenzione portare queste funzioni alle estreme conseguenze, arrivando ad elaborare un vero e proprio protocollo assistenziale, per stabilire un calendario standardizzato di visite e controlli  dedicati ad ogni tipologia di disabilità e patologia complessa, così come già avviene per alcune sindromi ben conosciute».

Si tratta di un progetto ambizioso.

«È vero, ma l'Amministrazione di questo ospedale si è già messa in moto per supportarci, richiamando qui da Roma professionisti con una forte esperienza con la disabilità e specialisti che possano completare il nostro organico, dall’infettivologo al nutrizionista».

Questo per quanto riguarda l’assistenza in ospedale. Ma  cosa può fare il Bambino Gesù per supportare il territorio?

«Questa è esattamente la nostra grande sfida. Quello che serve è innanzitutto un riscontro da parte dei pediatri di famiglia, che rappresentano il primissimo livello assistenziale per questi bambini. Se noi riuscissimo a “fare rete” con i pediatri di base presenti sul territorio, potremmo mettere loro a disposizione le risorse dell’ospedale e portare quindi i nostri servizi alle famiglie che sono seguite da loro. Pe questo motivo abbiamo anche in progetto di attivare uno specifico call center dedicato ai pediatri di famiglia».

È anche per questo che sono state istituite le giornate di aggiornamento pediatrico?

«Siamo ormai giunti alla sesta edizione e quest’anno abbiamo fatto anche una piccola rivoluzione. Oltre alle tradizionali lezioni teoriche, abbiamo istituito 200 ore di attività pratica all’interno dei nostri reparti e ambulatori. In questo modo i pediatri di famiglia potranno osservare direttamente sul campo come operiamo qui e insieme potremo capire come coordinarci nella maniera più efficace. Questo mi porta poi al momento della dimissione, che è un momento delicatissimo nel percorso terapeutico del paziente disabile, in cui vorrei che fosse presente lo stesso pediatra di famiglia, con cui il personale ospedaliero dovrebbe potersi confrontare sul percorso assistenziale successivo. È chiaro che si tratta di un’idea ambiziosa e che ci sono numerose criticità da risolvere, ma è questo il percorso che dobbiamo intraprendere per un mutamento concreto dell’assistenza al disabile».

Parole chiave: Accoglienza, Andrea Campana, Assistenza Domiciliare, Disabilità, Malattie Croniche, Palidoro, Paziente Disabile, Pediatra di famiglia, Pediatria Multispecialistica