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Bambino Gesù di Palidoro e S. Marinella
Si possono usare farmaci antiaritmici sui bambini?
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nella foto: Si possono usare farmaci antiaritmici sui bambini?
Assistenza e Cura

Farmaci antiaritmici in età pediatrica: quasi tutti "off label"

24 MAR 2015 - Nella maggior parte dei casi mancano ancora trial clinici specifici. Drago: bisogna conoscere la fisiologia del bambino

Le moderne tecniche di ablazione sono in grado di risolvere in maniera definitiva moltissime forme di aritmie nei bambini, come dimostrano gli ottimi risultati dell’Unità Operativa di Aritmologia Pediatrica del Bambino Gesù di Palidoro.

«Tuttavia – precisa il dott. Fabrizio Drago – non sempre è possibile intervenire in ablazione e diviene quindi necessario predisporre una terapia farmacologica , che può essere anche a tempo indeterminato. Il trattamento con farmaci antiaritmici è necessario in due tipologie di casi: 

- nei bambini al di sotto dei 4 anni, per i quali è più rischioso il trattamento in ablazione;

- nei casi di tachicardie aritmogene di origine genetica (come la sindrome del QT lungo) che non sono risolvibili con l’intervento».

Purtroppo la maggior parte dei famarci antiaritmici sono “off label” (cioè non opportunamente testati) per i bambini.

«In generale – spiega Drago - il farmaco ideale dovrebbe essere: sicuro, efficace, con scarsi effetti collaterali, di lunga azione, sicuro anche nel sovraddosaggio, economico. Purtroppo, allo stato attuale, non esistono farmaci antiaritmici che rispondano completamente a questi requisiti per il trattamento sui bambini, in quanto mancano studi multicentrici che ne abbiamo testato gli effetti sulla popolazione pediatrica. Per cui sta al medico, nei casi in cui la terapia farmacologica sia imprescindibile (sono spesso terapie salva vita), stabilire i tempi di somministrazione e soprattutto le dosi corrette in cui “diluire” l’antiaritmico, che è stato testato solo per l’adulto».

«Per fare questo - continua Drago - bisogna conoscere bene la fisiologia del bambino, che assorbe, metabolizza ed espelle il farmaco in maniera molto diversa dall’adulto. Ci sono poi differente di risposta anche in base alle differenti fasce di età del bambino. Il neonato, per esempio, fino ai sei mesi di vita ha una funzionalità renale ridotta per cui l’escrezione del farmaco è molto più dilatata nel tempo. Altre differenze ci sono anche tra la prima infanzia (fino ai 2 anni) e le fasce d’età successive, fino all’adolescenza».

Questa situazione rende quindi molto più difficile (e rischioso) il trattamento a domicilio, perché le famiglie devono essere addestrate in maniera adeguata e devono rispettare attentamente le dosi indicate dal medico.

In ospedale il lavoro è ugualmente delicato in quanto ogni paziente è un caso a sé e per il quale deve essere di volta in volta elaborato un trattamento farmacologico specifico, individuando la via di somministrazione migliore (orale o parenterale), controllando gli effetti collaterali e le interazioni con altri farmaci, verificando anche la possibilità di interrompere la terapia per tempi più o meno lunghi.

Parole chiave: Aritmologia, Fabrizio Drago, farmaci, neonato, Sindrome del QT lungo