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Il Web Magazine dell'Ospedale Pediatrico
Bambino Gesù di Palidoro e S. Marinella

Che fare in caso di annegamento, in mare o in piscina?

Maria Antonietta Barbieri

Risponde Maria Antonietta Barbieri - Pronto Soccorso Pediatrico

Innanzitutto bisogna distinguere tra annegamento e semi-annegamento. L'annegamento è lo stadio terminale dell'annegamento, a cui si arriva per un danneggiamento della funzione respiratoria, a seguito dell’immersione in un liquido. Il semiannegamento indica la condizione in cui il danneggiamento della funzione respiratoria non ha portato alla morte, ma può aver causato danni.

Se il vostro bambino ingoia un po’ (o anche tanta) acqua, tossendo e spuntando, non c’è da preoccuparsi. Se invece quest’acqua viene inalata ed entra nelle vie respiratorie è un’altra faccenda.
Nel caso di semi-annegamento, in mare o in piscina, è fondamentale che il bambino venga immediatamente rianimato liberando le vie respiratorie. Se non si è in grado di praticare le manovre necessarie, tenere il bambino in posizione supina in attesa dei soccorsi o durante il trasporto in ospedale.
Attenzione: anche dopo che il bambino è stato rianimato è strettamente necessario portarlo in ospedale per un’osservazione di almeno 12 ore, perché in tale lasso di tempo potrebbero insorgere problemi respiratori molto pericolosi e convulsioni.

È importante sapere che: il semi-annegamento in piscina è più pericoloso che in mare. Questo perché l’acqua dolce ha un peso specifico minore e, quando viene inalata, attira acqua all’interno degli alveoli polmonari, compromettendo l’attività respiratoria del bambino anche a distanza di tempo anche quando il bambino sembra fuori pericolo!

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Parole chiave: DEA, DEA-ARCO, Emergenze Pediatriche, Maria Antonietta Barbieri, Primo Soccorso, Pronto Soccorso Pediatrico, Rianimazione